Sulla deriva autoritaria e i prigionieri politici nello Stato spagnolo

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Il collettivo Marea Granate denuncia la deriva autoritaria e antidemocratica dello Stato spagnolo messa in evidenza dall’esistenza di prigioneri politici nel suo stesso stato, cosa del resto che non è assolutamente nuova (la legge antiterrorista è servita per anni da pretesto per qualsiasi tipo di tortura, incarcerazione e persecuzione), ma come fatto aggravante, sotto la copertura della “Ley Mordaza” (Legge Bavaglio) viene usato come mezzo di repressione, sia contro quelli che alzano la voce contro le politiche neoliberaliste e conservatrici dello Stato, sia contro il processo di sovranità catalana.

Siamo preoccupati per il velato carattere franchista dell’attuale regime spagnolo, celato dietro un’apparente democracia europea, nonché per il gran numero di persone che oggi subiscono la rappresaglia dello stato (Jordis, Alfon, Emilio Cao, i giovani di Alsasua, i rappers Valtònyc, Pablo Hasél e La Insurgencia, umoristi, burattinai, attivisti per i diritti umani). I casi attuali non fanno che evidenziare la realtà di un regime post franchiista, approffitando della politica dello shock, iniziata con la così erroneamente detta crisi, per punire qualsiasi tipo di dissenso politico e imporre una versione politica e sociale monopolizzata, un discorso unico che non mette in discussione l’ordine stabilito.

In questo contesto, sono tanti i diritti calpestati e tante le libertà spezzate. Denunciamo lo Stato spagnolo per non rispettare gli accordi internazionali relativi all’esistenza di prigioneri politici mentre denigra i diritti di associazione* e libertà di espressione *. Denunciamo l’eccesso d’impunità, gli abusi di potere in aumento e la mancanza di giustizia.

Inoltre, condanniamo l’arbitrarietà con la quale lo Stato spagnolo applica l’osservanza della legge in funzione dell’ideologia, nonché l’uso indiscriminato di forme di criminialità come il terrorismo, l’esaltazione, l’insulto, la bestemmia o anche attacchi all’autorità, banalizzandoli e perseguitando giudizialmente cittadini e cittadine.

Siamo testimoni di come lo Stato spagnolo incarcera persone per aver partecipato a dimostrazioni di protesta, per scrivere un tuit, appartenere a un collettivo sociale, partecipare ad una rissa in un bar, scrivere brani, fare spettacoli teatrali, fare informazione durante le dimostrazioni, partecipare a uno sciopero generale oppure per voler esercitare il proprio diritto di voto.

Di fronte alla giustizia sociale, queste azioni non fanno altro che promuovere la sostituzione dell’azione politica da un uso iper-punitivo del codice penale con l’unica intenzione di ricoprire inevitabilmente la repressione con cui lo stato risponde a chi è in disaccordo ideologicamente. In questo modo, si perseguita giudizialmente e con la repressione della polizia l’appartenenza a colettivi sociali, le proteste e la leggittima opposizione allo status quo, negando alla popolazione il diritto alla protesta e, in maniera effettiva, allontanandoci da un funzionamento democratico dello Stato.

Per tutto ciò, da Marea Granate esigiamo che siano fermati tutti i processi giudiziali aperti contro la popolazione per poder esercitare i nostri diritti, l’immediata liberazione di tutte quelle persone incarcerate ingiustamente per motivo politici, che si garantisca il diritto alla libre associazione e alla libertà di espressione, iniziando allo stesso tempo un dialogo che protegga il diritto a difendere le nostre posizioni politiche diverse.

Chiediamo l’abrogazione della cosiddetta “Legge Organica di protezione dei cittadini 2015”, conosciuta popolarmente come “Legge Bavaglio”, così come l’eliminazione dei crimini di insulto alla corona**, di offese ai sentimenti religiosi*** e la revisione della riforma del codice penale, approvata con i voti del PP, PSOE; Coalizione Canaria, UPN e Foro Asturias (e l’astensione di CIU e UPyD) che ha permesso l’estensione della definizione di “terrorismo” a comportamenti che non hanno niente a che vedere con esso.

Richiediamo la riforma della giustizia spagnola per garantirne la sua indipendenza e il rispetto degli accordi internazionali sui diritti umani e la libertà di espressione.

Dall’estero continueremo a diffondere e promuovere le mobilitazioni di cittadine e cittadini in favore della giustizia sociale, denunciando gli eccessi commessi dalle presunte forze dell’ordine e l’apparato repressivo dello Stato, smantellando le fake news delle fogne dello Stato, contrastando la disinformazione della caverna mediatica e rendendo visibili le iniziative di resistenza della popolazione.

La partecipazione dei cittadini e delle cittadine negli affari politici è un valore che qualsiasi Stato cosiddetto democratico dovrebbe promuovere, mai reprimere.

Prima dormivamo ma ci siamo svegliati/e molto tempo fa.

*Raccolti nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani Art. 20 e Art. 19 rispettivamente (https://www.un.org/es/universal-declaration-human-rights/) e nella Constituciones spagnola Art.22 e Art. 20 rispettivamente (https://boe.es/diario_boe/txt.php?id=BOE-A-1978-31229)
**Articolo 490.3 del codice Penale http://noticias.juridicas.com/base_datos/Penal/lo10-1995.l2t21.html#a490
***Articolo 525 del codice Penale http://noticias.juridicas.com/base_datos/Penal/lo10-1995.l2t21.html#a525

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